| 07 Dicembre 2008 |
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This item is not available in english CON LE BALENE NEI 40° RUGGENTI
I Fresi hanno doppiato il Capo di Buona Speranza
SASSARI-Dopo 92 giorni di navigazione,
Onitron-Autoprestige, la barca a vela di Piero e Vittorio Fresi impegnata nel
giro del mondo senza scalo, è al largo del Sud Africa.
È
al largo del Sud Africa, ai margini dei 40° ruggenti, in uno dei punti più
pericolosi del viaggio. Nel canale del Sud Africa, infatti, le correnti
provengono da est mentre in genere il vento soffia dalla direzione opposta. Il
mare è spesso agitato, con diversi treni d'onde che si scontrano, e improvvisi
salti della direzione del vento. Questo significa che nel Canale si possono
incontrare tempeste come è avvenuto alla fine della scorsa settimana per i
navigatori sassaresi, oppure condizioni di vento medie come nelle ultime ore
con vento da ovest (quindi di poppa o al giardinetto).
Onitron - scrivono nel diario di bordo Piero e Vittorio - ha doppiato il Capo di Buona
Speranza alle 6 del 3 dicembre. Il tempo al momento del passaggio era
abbastanza buono; il vento soffiava da ovest, sui 10 nodi, cielo nuvoloso,
buona visibilità. Capo di Buona Speranza rappresenta un pò il simbolo del
passaggio all'Oceano Indiano anche se la punta estrema meridionale dell'Africa
è Capo Agulhas, che Onitron ha doppiato il 4.
«Possiamo
finalmente dire - scrivono Piero e Vittorio nel blog del loro viaggio
pubblicato sul sito www.girodelmondofresi.com - di essere nell'Oceano Indiano! Siamo molto contenti del passaggio ma teniamo
alta la concentrazione, perchè per scapolare bene il Continente Africano
mancano ancora
«Prima
c'è da affrontare il difficile Oceano Indiano sulla latitudine dei 40 ruggenti
sulla quale siamo già posizionati e che rappresenta - scrivono i Fresi - un
importantissimo test per l'ancor più temibile Pacifico. Questo discorso sul
grado di difficoltà dei vari Oceani è però abbastanza indicativo e dipende
molto dall'annata, dalla stagione in cui si passa e da tanti altri fattori...»
«Noi
siamo nella stagione giusta per l'Indiano ma d'ora in poi dobbiamo cercare di
non perdere tempo per presentarci in Pacifico e quindi a Capo Horn sempre in
estate. L'estate qui va da dicembre ad aprile».
Il
29 e 30 novembre Onitron ha incontrato la prima vera tempesta da quando è
entrata negli Oceani meridionali.
«E'
stata veramente dura - scrivono Piero e Vittorio -: i venti hanno sfiorato i 40
nodi ma l'elemento più impressionante è stato il mare veramente grosso,
imponente e particolarmente aggressivo. Il vento ha soffiato dai quadranti
occidentali ed è passato da nord ovest a sud ovest, direzioni classiche in
queste zone e noi l'abbiamo affrontato con solo un piccolo fiocco a prua,
stando bene attenti a prendere le onde di poppa o al giardinetto».
Onitron,
che comincia ad alleggerirsi, si è comportata molto bene nonostante diverse
onde l'abbiano investita in pieno, allagando un paio di volte il pozzetto che
ha due grossi scarichi.
«Chiaramente - dicono - siamo stati per tutto il tempo all'interno, fuori era impossibile
rimanere, se non per brevi momenti necessari al controllo» di Mustafà,
l'infaticabile timone a vento. «Bisognerà fare l'abitudine a situazioni di
questo tipo» dicono i Fresi che sanno di essere entrati nel lungo rush verso
l'Horn.
Eppure
negli ultimi giorni hanno trovato venti leggeri, ma non protestano, perchè la
tempesta li ha un pò provati.
«Nel
nostro andare - raccontano i due - ci fanno compagnia principalmente gli
uccelli d'alto mare; i maestosi albatross (ce ne sono di veramente imponenti) e
altre specie più piccole come la simpatica e super attiva procellaria del Capo.
L'altro giorno abbiamo assistito al trasferimento di una decina di balene. Una,
enorme, è passata a non più di 5-
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