04 settembre 2008 E-mail

«SIAMO PRONTI AL GIRO DEL MONDO»

Articolo Orginale disponibile qui --> http://ricerca.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2008/09/04/SL3PO_SL302.html

SASSARI. «Attraversato il passaggio di Fornelli si entra finalmente in mare aperto e tutto cambia: lasci alle spalle i problemi della terraferma e pensi solo a far andare la barca. Cambia persino la percezione del tempo e non senti più la necessità di guardare l’orologio. In due settimane anche i ritmi biologici riescono ad adattarsi a quelli della navigazione. Lentamente entri in sintonia con la barca e la senti realmente vivere. Allora capisci che il tuo compito è farla andare senza forzare, senza avarie. Mica siamo in regata. E lei ti porterà in capo al mondo».  Mentre parla come un fiume in piena, Piero Fresi guarda lontano. Domenica mattina, assieme al figlio Vittorio, partirà da Porto Torres per un giro del mondo senza scalo su Onitron-Autoprestige una vecchia barca a vela da crociera lunga meno di undici metri. Fresi osserva l’orizonte ma soprattutto guarda dentro sè. Lui la chiama senza enfasi «l’impresa»: otto mesi sulla rotta dei clipper, dal Mediterraneo a Buona Speranza, all’Australia, Capo Horn e di nuovo l’Atlantico sino Gibilterra. «Non ne sono sicuro - spiega Fresi - ma credo che il nostro viaggio in due senza scalo non abbia precedenti». Poi precisa subito: «Di certo non con una barca delle dimensioni di Onitron». Con tre traversate atlantiche in solitaria alle spalle (di cui una su un minitransat di 6 metri e mezzo) Fresi non è certamente l’ultimo arrivato della vela d’altura. «Il mare va rispettato» risponde immancabilmente a chi gli chiede il perché della sua «impresa». Ancora più rispettabile perché messa in cantiere con un budget di poche decine di migliaia di euro, una barca di “ferraccio” di 25 anni - rimessa a posto al 90 per cento col lavoro suo e del figlio - e all’età di 64 anni. «Quando torno, sarò in pensione - dice sorridendo - e allora tutti i giorni me ne andrò in giro in auto a vedere la Sardegna e trovare gli amici».  Poi la solita litania, «sono in ritardo, sono in ritardo» - un po’ come il coniglio di Alice nel paese della meraviglie, a cui somiglia per i capelli bianchi e gli occhiali dorati. «Ogni giorno scopro che c’è qualcosa da fare: il pannello solare che sul rollbar di poppa fa troppo vela, il dissalatore che ci fornirà l’acqua dolce da provare. E poi c’è da stivare tutto quello che servirà per «l’impresa»: vettovaglie per 10 mesi, abbigliamento, medicine, la borsa per l’acqua calda («fondamentale quando giri dalle parti del Polo Sud»), carte, portolani, carta igienica e un telefono satellitare per tenere «i contatti con casa».  Onitron si è così trasformata in una sorta di caravanserraglio con sacchi di noci, bottiglie di plastica piene di riso, un po’ di wisky («giusto un cicchetto per carburare») ma niente vino («la scorsa volta si è guastato tutto»), frutta sciroppata e cioccolato («la cosa migliore per uno spuntino rapido»). Ormai sulla barca non c’è più posto per niente e «sa dio cosa ci siamo dimenticati, perché qualcosa certamente ci mancherà» sbotta sorridendo, ma «datemi un chiodo e un pezzo di corda e si può aggiustare tutto». Poi ci sono i documenti, i passaporti, l’assicurazione sanitaria. Per la barca, invece, nessuno vuole coprire il rischio perdita oltre gli stretti.  C’è ancora da fare la prova in mare per Mustafà, il timone a vento che guiderà Onitron attorno al mondo lasciando a Piero e Vittorio il tempo per dormire, cucinare e fare manutenzione. «L’altra volta, quando sono tornato da Barbados - racconta Fresi - si è rotto e gli ultimi 15 giorni ho dovuto timonare anche se in poppa Onitron va come su un binario».  L’appuntamento per la partenza è domenica mattina alle 9,30 al Cormorano Marina di Porto Torres. «Ci sarà qualcosa da bere e tanti amici» dice Fresi sorridendo. Alle 11 si levano gli ormeggi: «Abbiamo un appuntamento entro novembre col Capo di Buona Speranza e quattro mesi dopo con l’Horn».  - Chi certificherà la vostra impresa?   «Farlo fare da un’agenzia specializzata costa una fortuna. Faremo come i poveri: una foto e il gps che mostra la posizione della barca».

- Sandro Macciotta

 
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