| 06 Aprile 2009 |
|
In pericolo i navigatori sassaresi
SASSARI. Onitron Autoprestige ha disalberato ieri sera in pieno oceano Pacifico a circa tremila miglia da Capo Horn. La barca a vela di Piero e Vittorio Fresi, i due navigatori sassaresi, padre e figlio, partiti a settembre per il giro del mondo senza scalo, è stata rovesciata dalle ondate durante una tempesta e ha perso la parte superiore dell’albero. Piero e Vittorio stanno bene e hanno lanciato col telefono satellitare l’allarme. MACCIOTTA a pagina 11
La barca dei Fresi nella tempesta del Pacifico
NUOVA ZELANDA. Onitron Autoprestige ha disalberato ieri sera in pieno oceano Pacifico a circa tremila miglia da Capo Horn. La barca a vela di Piero e Vittorio Fresi, i due navigatori sassaresi, padre e figlio, partiti a settembre per il giro del mondo senza scalo, è stata rovesciata dalle ondate durante una tempesta e ha perso la parte superiore dell’albero, che si sarebbe spezzato all’altezza delle prime crocette. Piero e Vittorio stanno bene e hanno lanciato col telefono satellitare l’allarme chiamando Laura, la fidanzata di Vittorio. E’ stata subito allertata la capitaneria di porto di Porto Torres che ha rilanciato l’allarme al comando generale di Roma. Sono già stati presi contatti con la guardia costiera neozelandese. Per un’eventuale operazione di soccorso: domani a mezzogiorno dovrebbero essere raggiunti da una nave cisterna. Onitron, il vecchio sloop di ferro dei due navigatori lungo poco più di 10 metri, ha subito gravi danni ma non ha problemi di galleggiamento. L’interno è asciutto e non ci sono vie d’acqua. Non ci sarebbero problemi immediati di energia elettrica. Durante la scuffia della barca - non è escluso che abbia fatto un giro di 360 gradi finendo con l’albero giù e la chiglia su - è andata persa anche l’antenna esterna del satellitare e parte dell’attrezzatura del rollbar che sovrasta il pozzetto. Non è nota la sorte dei pannelli solari e del generatore eolico. Piero e Vittorio sono pronti per qualunque emergenza, anche ad abbandonare la barca. La zattera di salvataggio è in piena efficienza e non ha subito danni, l’Epirb, il radiosegnalatore satellitare, è pronto per essere attivato. In barca, poi, ci sono alcuni bidoni stagni con riserve di cibo e acqua per molti giorni. Onitron si trova praticamente a metà strada tra la Nuova Zelanda e la punta meridionale dell’America del Sud. La capitaneria di Roma non sa se in zona si trovi qualche nave mercantile che potrebbe andare incontro ai due navigatori. Il vento, che al momento del rovesciamento soffiava a 35 nodi, in nottata è leggermente calato. Vittorio e Piero potranno così tagliare le sartie d’acciaio che pare trattengano ancora il moncone dell’albero alla barca. «Nelle prossime ore - ha detto Antonio Fresi, il fratello minore di Vittorio che ogni giorno passa le previsioni meteo ai due navigatori - la situazione sarà più chiara e si deciderà cosa fare». Il fatto che sia restato in piedi un moncone di albero non esclude che sia possibile mettere a riva una velatura d’emergenza per navigare o, al meno, riuscire a tenere il mare al lasco o di poppa. La terra più vicina, in favore di vento, è il Cile. Ma ci vorrebbero mesi per raggiungerla. Resta l’amarezza, dopo 210 giorni di viaggio, per la grande avventura che sfuma. Ma il Pacifico meridionale nei quaranta ruggenti è un mare terribile. Le onde, sospinte da tempeste che si susseguono, creano onde mostruose. A volte tanto alte da sventare le vele. Fare una “capriola” - in avanti o in dietro - in queste condizioni è un’eventualità che tutti i navigatori temono. Soprattutto con una barca lenta come Onitron. Pare che la barca sia restata rovesciata per lunghi terribili minuti prima di ritornare in assetto. “Se sbuffiamo - aveva detto Piero un anno fa - sono certo che torna su. L’importante è che non imbarchi acqua”. Per questa ragione durante i lavori di preparazione alcuni oblò erano stati chiusi e il tambuccio per entrare all’interno era stato ridotto al minimo.
SANDRO MACCIOTTA
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|

