PARTITI PIERO E VITTORIO FRESI SULLA LUNGA ROTTA DEI CLIPPER
la Nuova Sardegna — 08 settembre 2008
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sezione: SARDEGNA
PORTO TORRES. Tante barche a vela e a motore hanno accompagnato sino
all’Asinara (e qualcuna anche al mare di fuori) Onitron 1º con Piero e
Vittorio Fresi che ieri alle 10,50 sono partiti per il giro del mondo
senza scalo sulla rotta dei clipper. A rendere più ricca la coreografia
le vele latine di Stintino che sono andate incontro alla barca rossa e
azzurra dei due navigatori. C’è anche un gommone con uno striscione:
«Grandi Piero&Vittorio, buon viaggio». Al Cormorano Marina alle
9.30 ci sono già non meno di 200 persone tra amici, parenti e curiosi
per augurare «buon vento» ai due velisti (padre e figlio, 32 e 63 anni)
che stimano di fare ritorno a Porto Torres - dopo essere passati per
Buona Speranza, Capo Leeuwin e Capo Horn - a maggio dell’anno prossimo.
Oltre 21mila miglia senza scalo, un terzo delle quali nei freddi oceani
australi dove onde colossali si inseguono attorno all’Antartide senza
mai trovare terra. Un’impresa con la I maiuscola perché Onitron è una
tranqulla barca da crociera. «Un diesel - dice scherzando Fresi -.
Cento miglia al giorno è tutto grasso che cola». Arriva don Mario
Tanca, parroco di San Gavino, che sale a bordo, indossa la tonaca, apre
il breviario e benedice la barca dove ci sono anche Rosaria, la moglie
di Fresi, l’altro figlio Antonio e Laura la compagna di Vittorio.
Commozione, qualche lacrima e tanti abbracci per i due velisti che
hanno iniziato un’avventura che forse non ha precedenti. «Il sogno di
una vita che si realizza» dice Piero nella breve cerimonia per
ringraziare gli sponsor, piccoli e grandi, che hanno reso possibile
questo viaggio: da Autoprestige della famiglia Mele alla Nuova Scac,
dal centro commerciale Pozzo Sacro di Olbia al Cantiere Co.Mi. di Porto
Torres. E poi la Provincia di Sassari, unico ente che ha creduto in
questi due marinai sardi. Onitron 1º, una barca di ferro costruita nel
cantiere Orsa Maggiore di Vittore Mannazzu più di 25 anni fa, era
ormeggiata in banchina sin da sabato. Decine di persone sono salite a
bordo per vedere la «casa galleggiante» dei due navigatori per i
prossimi 250 giorni. «Accidenti quanto è piccola» dice pensoso un
vecchio pescatore col volto cotto dal sole e dalla salsedine. Lunga
meno di 11 metri, Onitron-Autoprestige è stata stivata fino
all’inverosimile di provviste, acqua, pezzi di rispetto. «Conto di
mettere tutto a posto nei primi giorni di navigazione» spiega Piero
Fresi. «L’ordine è sicurezza e poi finalmente saprò cosa ci siamo
scordati: i binocoli stavo proprio per dimenticarli in macchina». La
gente si stringe attorno ai due velisti, tutti vogliono salutarli,
abbracciarli e fotografarli. C’è chi regala un’immagine della Madonna
di Bonaria e chi si affida al collaudato san Cristoforo. Arrivano anche
un paio di vassoi di paste che finiscono su una cuccetta. C’è chi dà un
libro di mare «ma è solo un prestito, l’anno prossimo lo voglio
indietro». Piero Fresi, un po’ frastornato, si guarda attorno e salta
sulla barca: «Ajò, è ora» dice al figlio che mette in moto il motore.
Poi va a prua e senza girarsi butta a mare la cima d’ormeggio. E’ già a
metà della darsena quando si volta e saluta con ampi gesti assieme a
Vittorio. La gente applaude mentre comincia il concerto grosso di
sirene e trombe delle barche. L’avventura è appena cominciata. Nel
mare di fuori («Solo lì ti senti libero dai problemi della terra»)
soffia un libeccio caldo e umido: Piero tira su il fiocco. Onitron
sbanda dolcemente, prende velocità, a prua c’è un piccolo baffo di
schiuma. In pochi minuti divente piccina piccina all’orizzonte. Per
chi vuole saperne di più, c’è il sito www.girodelmondofresi.com che
seguirà la navigazione di Onitron in tempo reale.
- Sandro Macciotta
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