09 Gennaio 2009 E-mail
‹‹ONITRON REGGE BENE,  SI TIRA DRITTO››

Niente sosta in Australia, l'obiettivo è tornare a Porto Torres

 

SASSARI - ‹‹ Siamo indietro di una ventina di giorni sulla tabella di marcia: mancano due settimane di navigazione per raggiungere l'Australia e una quarantina di giorni per doppiare la punta meridionale della Nuova Zelanda›› esattamente agli antipodi dell'Italia, cioè la metà del viaggio. Piero e Vittorio Fresi, a bordo di Onitron-Autoprestige, hanno iniziato il quinto mese di navigazione.

 

Partiti da Porto Torres il 7 settembre, ieri erano a 1500 miglia da capo Lleeuwin, l'ultima nave l'hanno avvistata in Atlantico il 22 novembre, le isole del Capo Verde le hanno intraviste a fine ottobre. Da allora i due velisti sassaresi hanno avuto solo la compagnia di albatros, procellarie e balene.

L'Oceano Indiano, sebbene sia estate, si è dimostrato molto tosto. Da venti giorni è un continuo susseguirsi di perturbazioni e un'altra è in arrivo. ‹‹Abbiamo preso anche una sventolata a 70 nodi – spiega Vittorio al telefono satellitare, il cordone ombelicale che li unisce al resto del mondo. Il mare fumava per il vento, c'era onde mostruose e un mare incrociato da paura. Ci siamo chiusi in cabina e abbiamo aspettato che passasse. Un paio di volte i frangenti ci hanno steso, m la barca s'è raddrizzata e ha continuato a correre sotto tormentina. Abbiamo perso la ventola del timone a vento, ma Mustafà teneva comunque la rotta. L'abbiamo sostituita appena il mare ci ha dato un pò di tregua››.

Ma non tutte le tempeste vengono a nuocere: le condizioni estreme hanno confermato la fiducia dei due velisti nella barca. ‹‹Abbiamo preso coscienza – spiega Piero – che Onitron regge. Ma è piccola e lente, questo è il vero handicap. Speriamo comunque di raggiungere Capo Horn a metà aprile, sul finire dell'estate. Non ci sfiora l'idea di fare una sosta in Australia. L'obiettivo resta arrivare direttamente a Porto Torres. E in questo ci aiuta la vicinanza degli amici che ci scrivono tante e-mail e il calore che ci trasmettono. Siamo sereni e veramente in sintonia con la barca››.

Sembrerà strano, ma da quando Onitron viaggia nell'Indiano e le tempeste si susseguono con una frequenza superiore alla media, a bordo il morale è risalito: certamente a 10mila miglia da casa la bonaccia è vissuta con fastidio, conta avere vento, macinare miglia, andare avanti.

Il mare è sempre formato e Onitron fa le lunghe scivolate nel cavo delle onde, a volte a vele sventate e poi ricomincia a risalire l'onda successiva. Se il mare lo permette, si cucina una volta al giorno: un ricco pasto di gnocchetti oppure riso o minestrone. Se la pentola non resta ferma bisogna arrangiarsi con quello che c'è: qualche scatoletta e biscotti. E poi tanti spuntini a base di frutta secca o cioccolato.

Per ora niente pesce fresco: in 4 mesi sono spariti tre terminali dalla traina. ‹‹Non so – dice Vittorio un pò perplesso – se si è staccato qualche pesce troppo grosso o se qualcosa ha ceduto per l'usura››.

La barca, invece, è ancora in perfetto ordine. Regolarmente si controllano bulloni, grilli e manovre. Tutto deve essere al 100%. ‹‹Abbiamo imbarcato qualche frangente – spiega Vittorio –. Per l'albero e il sartiame è un grande sforzo. Tutto va verificato››.

Soprattutto perchè nei prossimi tre mesi, mentre si scenderà di latitudine per scapolare Capo Horn, il mare sarà sempre più impegnativo. Ma Onitron si è dimostrata veramente di ferro.

 

SANDRO MACCIOTTA

 
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