| 09 Gennaio 2009 |
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‹‹ONITRON REGGE BENE,
SI TIRA DRITTO››
SASSARI - ‹‹ Siamo indietro di una ventina
di giorni sulla tabella di marcia: mancano due settimane di navigazione per
raggiungere l'Australia e una quarantina di giorni per doppiare la punta
meridionale della Nuova Zelanda›› esattamente agli antipodi dell'Italia, cioè
la metà del viaggio. Piero e Vittorio Fresi, a bordo di Onitron-Autoprestige,
hanno iniziato il quinto mese di navigazione.
Partiti da Porto Torres il 7 settembre, ieri erano a
L'Oceano Indiano, sebbene sia estate, si è dimostrato molto
tosto. Da venti giorni è un continuo susseguirsi di perturbazioni e un'altra è
in arrivo. ‹‹Abbiamo preso anche una sventolata a 70 nodi – spiega Vittorio al
telefono satellitare, il cordone ombelicale che li unisce al resto del mondo.
Il mare fumava per il vento, c'era onde mostruose e un mare incrociato da
paura. Ci siamo chiusi in cabina e abbiamo aspettato che passasse. Un paio di
volte i frangenti ci hanno steso, m la barca s'è raddrizzata e ha continuato a
correre sotto tormentina. Abbiamo perso la ventola del timone a vento, ma
Mustafà teneva comunque la rotta. L'abbiamo sostituita appena il mare ci ha
dato un pò di tregua››.
Ma non tutte le tempeste vengono a nuocere: le condizioni
estreme hanno confermato la fiducia dei due velisti nella barca. ‹‹Abbiamo
preso coscienza – spiega Piero – che Onitron regge. Ma è piccola e lente,
questo è il vero handicap. Speriamo comunque di raggiungere Capo Horn a metà
aprile, sul finire dell'estate. Non ci sfiora l'idea di fare una sosta in
Australia. L'obiettivo resta arrivare direttamente a Porto Torres. E in questo
ci aiuta la vicinanza degli amici che ci scrivono tante e-mail e il calore che
ci trasmettono. Siamo sereni e veramente in sintonia con la barca››.
Sembrerà strano, ma da quando Onitron viaggia nell'Indiano
e le tempeste si susseguono con una frequenza superiore alla media, a bordo il
morale è risalito: certamente a 10mila miglia da casa la bonaccia è vissuta con
fastidio, conta avere vento, macinare miglia, andare avanti.
Il mare è sempre formato e Onitron fa le lunghe scivolate
nel cavo delle onde, a volte a vele sventate e poi ricomincia a risalire l'onda
successiva. Se il mare lo permette, si cucina una volta al giorno: un ricco
pasto di gnocchetti oppure riso o minestrone. Se la pentola non resta ferma
bisogna arrangiarsi con quello che c'è: qualche scatoletta e biscotti. E poi
tanti spuntini a base di frutta secca o cioccolato.
Per ora niente pesce fresco: in 4 mesi sono spariti tre
terminali dalla traina. ‹‹Non so – dice Vittorio un pò perplesso – se si è
staccato qualche pesce troppo grosso o se qualcosa ha ceduto per l'usura››.
La barca, invece, è ancora in perfetto ordine. Regolarmente
si controllano bulloni, grilli e manovre. Tutto deve essere al 100%. ‹‹Abbiamo
imbarcato qualche frangente – spiega Vittorio –. Per l'albero e il sartiame è
un grande sforzo. Tutto va verificato››.
Soprattutto perchè nei prossimi tre mesi, mentre si
scenderà di latitudine per scapolare Capo Horn, il mare sarà sempre più
impegnativo. Ma Onitron si è dimostrata veramente di ferro.
SANDRO MACCIOTTA |
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