LA VELA? E' QUESTIONE DI CUORE
La Nuova Sardegna — 12 novembre 2007
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sezione: SARDEGNA - Vedi articolo stampato
PORTO TORRES. Il giro del mondo a vela che Piero e Vittorio Fresi si
accingono a fare, è un piccolo grande miracolo della medicina.
Vittorio, 33 anni, vive grazie a una valvola cardiaca di maiale. La sua
era stata distrutta da un’infezione. A due anni dall’intervento, finita
la riabilitazione, il velista sassarese aiuterà il papà (che ha già
all’attivo tre traversate atlantiche) a coronare il sogno della sua
vita. Cioè ripercorrere con una barca da crociera la rotta dei
clipper. Partenza da Porto Torres nell’estate del 2008, poi l’Atlantico
sino a Capo di Buona Speranza, quindi l’Oceano indiano e l’Australia
per una breve sosta tecnica. Infine i 40 ruggenti e i 50 urlanti
dell’Oceano australe sino alla boa di Capo Horn, considerato l’Everest
della vela, e la risalita dell’Atlantico sino a Gibilterra e, infine,
di nuovo il Mediterraneo. Fanno trentamila miglia, circa trecento
giorni di navigazione, non con un velocissimo yacht da regata che
sfrutta le perturbazioni per correre sempre alla massima velocità, ma
una barca di meno di 11 metri, con 25 anni di carriera alle spalle.
Pesante, robusta però con un passo da anatra zoppa, al massimo sette
nodi. «Quando c’è tempesta - spiega Piero Fresi durante la
presentazione del viaggio al Cormorano Marina di Porto Torres davanti a
non meno di 200 persone - gli altri corrono, noi invece serreremo le
vele e rallenteremo». E così ci vorranno 180 giorni per raggiungere
Melbourne dove si farà sosta perché Onitron 1º, la barca dei Fresi, è
troppo piccola per avere un’autonomia di acqua, viveri e materiale per
un giro senza scali e altri 180 (con passaggio dell’Horn in piena
estate australe) per ritornare a casa. Onitron 1°, costruita nel
cantiere Orsa Maggiore di Porto Torres ora è in secca nel cantiere di
mastro Leo. Alcune lastre di acciaio che mostrano segni di corrosione
saranno sostituite grazie alla ditta Comi di Nicolino Ortu, poi tutta
la struttura sarà verificata e le attrezzature rimesse a nuovo per la
navigazione. La spesa prevista per il raid è di 100mila euro. La
platea, composta da velisti (molti dei quali ex alunni della scuola di
Fresi), curiosi, uomini di mare, segue appassionata Piero che spiega
con parole semplici e un po’ impacciate la sua avventura. Ma i veri
protagonisti della giornata sono i medici. Michele Portoghese,
cardiochirurgo al Santissima Annunziata di Sassari, è emozionato quando
racconta la storia clinica di Vittorio. Una brutta infezione cardiaca
(«Una volta avrebbe significato certamente la morte») e una valvola che
si guasta. Occorre operare e scegliere che tipo di valvola impiantare.
In soggetti giovani si usano di preferenza quelle di titanio,
praticamente eterne, ma significa anche una terapia anticougulante per
tutta la vita con i rischi connessi. Ci sono poi quelle di tessuto di
maiale, ben recepite dal corpo ma con una vita più breve. Pesate le due
opzioni, il medico e Vittorio scelgono la valvola bioprotesica di
maiale. Quando il dottor Portoghese apre una scatoletta e tira fuori
con le pinzette una valvola cardiaca come quella impiantata,
l’attenzione è massima. «E’ grazie a questa valvola - spiega il
chirurgo - che Vittorio è tornato alla vita normale. Ma mai avrei
immaginato che sarebbe partito per un giro del mondo a vela».
L’applauso scatta spontaneo, Vittorio abbassa gli occhi. Il medico
sorride un po’ imbarazzato. Certo che un periplo del mondo, su una
piccola barca a vela, è un test severissimo per il cuore di Vittorio e
la sua bioprotesi. Probabilmente non ha precedenti nella storia medica.
Fresi era già d’accordo col chirurgo e i sanitari che ne hanno seguito
la riabilitazione, primo fra tutti Giampiero Pisuttu, per essere
monitorato via telefono satellitare durante il viaggio. Ma Terumo, la
multinazionale giapponese che produce le protesi, vuole andare oltre:
promette una sponsorizzazione per i due navigatori e, forse, sarà
possibile mettere in piedi un programma di telemedicina ancora più
avanzato. Insomma, un viaggio che diventa una questione di cuore per
la passione dei due velisti e anche per i risvolti medici che può
avere. Ma è anche questione di cuore per Rosaria, madre di Vittorio e
compagna della vita avventurosa di Piero. Reduce dalla doppia
traversata atlantica da Porto Torres a Barbados e ritorno, Piero aveva
promesso che non sarebbe più partito. Ora ha strappato un sì. Rosaria
ha gli occhi velati di lacrime durante la presentazione del viaggio.
Piero, nonostante i suoi 63 anni, ha sempre l’aria di un ragazzaccio.
Chissà che baruffe con Vittorio durante la lunga rotta! E questo è il
viaggio nel viaggio. Ma è anche un’altra storia.
- Sandro Macciotta
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