| 15 Febbraio 2009 |
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GIALLO IN MARE – I
DUE SASSARESI NELL'OCEANO INDIANO
“Abbiamo incrociato una barca fantasma”
L'avventura di Piero e Vittorio Fresi impegnati nel giro
del mondo a vela
SASSARI – Avevano una bottiglia già
pronta, di quelle da stappare nelle occasioni importanti. Incrociare una barca
in mezzo all'Oceano Indiano, cinque mesi dopo aver lasciato la terraferma,
valeva bene un brindisi. Piero e Vittorio Fresi, salpati a settembre da Porto
Torres per il giro del mondo in barca a vela, non vedevano anima viva da 158
giorni. Hanno puntato la prua verso quell'imbarcazione simile alla loro, hanno
chiamato a gran voce lo skipper, ma nessuno ha risposto. La barca fantasmaha
continuato a galleggiare silenziosamente. È mistero al largo dell'isola di
Tasmania.
I due velisti sassaresi, padre e figlio, viste le
condizioni del mare, non hanno potuto
fare altre che tirare dritto e dare l'allarme attraverso le autorità italiane.
L'inquietante incontro è avvenuto due giorni fa a quasi
duecento miglia di distanza dalle coste dell'Australia. Piero e Vittorio Fresi,
a bordo di Onitron I “Autoprestige”, navigavano in direzione sud est lungo la
rotta che nei prossimi giorni li porterà a superare l'isola di Tasmania.
All'improvviso, intorno alle 17 (in Italia erano le nove
del mattino), all'orizzonte hanno avvistato un'imbarcazione a vela molto simile
alla loro, lunga poco più di dieci metri. Un a scarica di adrenalina, una vera
sorpresa, dopo che per cinque mesi le
uniche forme di vita avvistate erano state qualche uccello di passaggio e
alcune colonie di delfini. L'ultima imbarcazione incrociata, una nave, comparve
sull'oceano Atlantico a Ottobre.
Stavolta, però poteva essere l'occasione per fraternizzare
con qualche viaggiatore nel cuore dell'Oceano Indiano. Avvicinandosi sempre di
più, i Fresi hanno cercato di attirare l'attenzione del misterioso equipaggio.
Prima con qualche urla, poi con le trombe di segnalazione, infine cercando un
contatto radio. Nessuno ha risposto. L'imbarcazione è apparsa subito in buone
condizioni, perfettamente attrezzata per la navigazione oceanica nonostante
l'assenza della bandiera. Onitron I si è avvicinato, sino a poche decine di
metri, abbastanza per permettere ai due navigatori solitari di notare diversi
particolari interessanti. La barca fantasma si chiama Austral. La randa era
serrata sul boma e il grande genoa perfettamente avvolto. La trinchetta e il
fiocco più piccolo erano serrati sulla coperta, mentre il tambucio, ovvero
l'apertura per scendere sottocoperta, era aperta. La zattera di salvataggio era
normalmente legata a poppa. Unico danno evidente, una crocetta spezzata. Con il
mare in cattive condizioni, i velisti sassaresi hanno preferito non avvicinarsi
troppo all'imbarcazione fantasma, completamente in balia delle onde. I
particolari più inquietanti riguardavano però la prua, da dove alcune cime
penzolavano sui lati finendo poi in acqua. Cosa può essere successo? La barca è
stata trainata e poi per qualche motivo abbandonata? Oppure lo skipper
solitario che la occupava è finito in mare mentre eseguiva qualche operazione a
prua? Vittorio Fresi una decina di giorni fa si è tuffato nelle acque
dell'Oceano Indiano e in navigazione (opportunamente imbragato) ha eseguito con
un raschietto una faticosa e delicata operazione di pulizia della carena di
Onitron I, ormai ricoperta di alghe che ne stavano rallentando la marcia.
Stavolta però, viste le onde e la forte corrente, lo skipper non se l'è sentita
di tuffarsi per salire a bordo della barca fantasma.
Con il telefono satellitare i Fresi hanno chiamato Antonio,
l'altro figlio, che da casa segue passo passo l'impresa. Il quale, ha
provveduto a comunicare via fax l'”evento straordinario”, aalla Capitaneria di
Porto Torres, che a sua volta dovrebbe contattare le autorità australiane. Nel
frattempo la foto di Austral scattata dai Fresi è stata inoltrata a tutti gli
yacht club della costa meridionale dell'Australia.
Con l'imbarcazione fantasma che si allontanava a poppa,
sino a scomparire dietro l'orizzonte, i Fresi hanno messo da parte l'idea di un
brindisi e hanno proseguito portandosi dietro una forte inquietudine. Per un
primo incontro in mare aperto aspettavano di certo qualcosa di diverso.
Andrea Sini
Il caso della Mary
Celeste che procedeva senza nessuno a bordo
Quando una nave si tinge di giallo
Ma il caso più famoso è quello del brigantino Mary Celeste. Il due alberi, costruito
nel 1861 nella Nuova Scozia, fu avvistato nel dicembre del 1872 tra le Azzorre
e la costa portoghese mentre navigava con alcune vele a riva e altre strappate
verso Gibilterra. A bordo non c'era nessuno, mancavano le carte, gli strumenti
di navigazione e una scialuppa. La cucina sembrava appena abbandonata, con le
pentole ancora sui fornelli. Il carico – costituito da 1700 barili di alcol
industriale diretto a Genova – era in perfette condizioni. La nave era partita
un mese prima da New York al comando del Capitano Ben Briggs che aveva portato
con se la moglie e la figlioletta di 2 anni. L'equipaggio era composto da 7
marinai. Sul diario di bordo l'ultima annotazione risaliva al 25 novembre, al
largo delle Azzorre. Marinai della nave Dei
Gratia salirono a bordo del Mary
Celeste e la portarono a Gibilterra. Il mistero della sorte dell'equipaggio
non è mai stato chiarito. La tesi più accreditata è quella di un principio di
incendio causato da perdite dai fusti di alcol o di un rischio di esplosione
dei vapori che spinse il capitano a lasciare precipitosamente la nave. Delle
scialuppe non è mai stata trovata traccia. E il Mary Celeste è entrato nella storia. Sarà così per Austral o il
giallo si chiarirà?
Sandro Macciotta |
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