28 agosto 2008 E-mail

OTTO MESI IN MARE SULLA SCIA DEI VECCHI NAVIGATORI

 SASSARI. La signora Rosaria fa un risotto che è la fine del mondo. Ti fa sentire a casa anche se sei in mezzo all’Oceano Indiano e da due mesi non vedi la terraferma neanche con il binocolo. Non si presenta benissimo, è vero, prosciugato com’è di ogni liquido e sigillato dentro bottiglie di plastica. Ma Piero e Vittorio Fresi, padre e figlio, sono tipi che non si formalizzano. Durante il giro del mondo in barca a vela ne consumeranno una valanga. E ogni volta avranno l’impressione di essere a tavola con mamma, a Sassari.  I due velisti sassaresi prenderanno il largo il 7 settembre da Porto Torres, con una settimana di ritardo rispetto al previsto. «Ma i preparativi sono andati per le lunghe - dicono - e ogni particolare va curato alla perfezione, perchè poi non si può più tornare indietro. Soprattutto noi non viaggiamo su una barca ipertecnologica».  Ventottomila miglia di mare in 8 mesi, senza scalo, a bordo di Onitron I, “griffato” Autoprestige, non saranno certo una passeggiata. L’imbarcazione, 11 metri di lunghezza e un quarto di secolo di onorata carriera, non è lo scafo ipertecnologico che uno immaginerebbe di usare per un’impresa simile. «Ma è una barca affidabilissima - precisa papà Piero, 63 anni e tre traversate oceaniche alle spalle -. Mi ha già portato senza problemi da Porto Torres alle Barbados e ritorno. Il nostro è un ritorno alle origini della navigazione. Per fare il giro del mondo con una moderna imbarcazione da regata si impiegano tra i 70 e i 90 giorni. Noi andremo più piano e ci metteremo dai 250 ai 300 giorni. Il tempo sarà una dimensione piuttosto relativa, come per i vecchi navigatori. Anche se avremo a bordo una strumentazione al passo con i tempi».  Vittorio, il figlio di Piero, ha 33 anni e una valvola cardiaca di maiale, impiantata in un intervento a cuore aperto. Una vita in mare, anche la sua, che ha rischiato di finire tragicamente a causa di un’infezione. Oggi, a due anni dall’intervento, si appresta a coronare il suo sogno. Se gli chiedi “hai paura?” sorride e scuote la testa. «Sono perfettamente tranquillo - dice -. Al momento siamo talmente occupati nel preparare la barca che non riesco neppure a pensare alla partenza. C’è ancora tanto da fare e stiamo andando avanti giorno per giorno. Non abbiamo un’equipe che lavora per noi: facciamo tutto da soli. Portare a termine un’impresa di questo tipo è molto difficile, ma preparare tutto e riuscire a partire è un’impresa altrettanto grande».  A Vittorio, maestro della scuola di vela Zenit, si illuminano gli occhi quando parla della rotta che seguirà: «Entro un paio di mesi - spiega - doppieremo il Capo di Buona Speranza, uno dei passaggi più delicati dell’intera traversata. Poi solcheremo l’Oceano Indiano e superemo l’Australia. Inizialmente avevamo previsto di fare una sosta tecnica a Melbourne. Invece alla fine ci siamo organizzati con le provviste e un deslinizzatore per l’acqua e abbiamo deciso di tirare dritto. Doppieremo Capo Horn in piena estate australe. Quello sarà uno dei momenti più difficili ed emozionanti, il sogno di tutti i navigatori. Da là in poi risaliremo verso il Mediterrano e poi finalmente a casa».  E a casa nessuno starà con le mani in mano. Nessuna Penelope a tessere e disfare la tela, ma una vera e propria base operativa composta da Antonio, l’altro figlio di Piero, dalla mamma e dalla fidanzata di Vittorio: «Loro saranno costantemente in contatto con noi - spiegano i velisti -, ci forniranno le previsioni del tempo, che riceveremo attraverso un satellitare, e aggiorneranno costantemente il nostro sito: www.girodelmondofresi.com».  Questa impresa “fatta in casa”, avrà comunque costi notevoli: «Dobbiamo ringraziare la famiglia Mele - conclude Piero -, che attraverso Autoprestige e Autoclub ci hanno dato una grossa mano. Grazie anche a tanti altri amici, che con piccoli e grandi aiuti renderanno possibile questa impresa. E poi mia moglie, che ci prepara le provviste». É a lei che penseranno quando “stapperanno” l’ennesimo risotto. E se mancherà un po’ di sale, non staranno certo a fare storie. -
 
Andrea Sini
 
< Prec.   Pros. >

Condividi questa pagina

Concept&Design Petra Koerner & Daniele Fois ©2008-2009 Foto Tore Madau
Questo sito usa nuove tecnologie che possono creare errori con Internet Explorer 6. Per una visualizzazione ottimale aggiorna il tuo browser.