Drammatico salvataggio per i velisti
Piero e Vittorio Fresi sono salvi. I due velisti sassaresi, in balia delle onde in pieno Oceano Pacifico dopo avere subito la rottura dell’albero, sono stati issati a bordo di una petroliera. La delicata operazione di salvataggio è durata oltre 5 ore
di Andrea Sini
SASSARI. Le urla di gioia di casa Fresi devono averle sentite anche dall’altra parte del mondo. Ieri, quando in Italia era notte fonda, dall’Oceano Pacifico è arrivata la notizia attesa da ore: Piero e Vittorio Fresi, che da alcuni giorni si trovavano in balia delle onde a duemila miglia dalla costa della Nuova Zelanda, sono stati tratti in salvo da una petroliera.
I due velisti sassaresi, in mare da 213 giorni per il giro del mondo a vela, avevano scuffiato domenica e Onitron Autoprestige, la loro barca, aveva subìto la rottura dell’albero. Ieri, al termine di un’estenuante operazione di salvataggio durata 5 ore, i due sono riusciti finalmente a mettersi in salvo. Ora viaggiano al sicuro a bordo di una superpetroliera, diretta in Argentina.
La Hellespont Trooper, un colosso di 274 metri battente bandiera delle Isole Marshall, ieri si è presentata puntuale all’a ppuntamento con Onitron, fissato dalle autorità neozelandesi. Poco dopo le 10 locali (il primo pomeriggio in Italia) le due imbarcazioni sono entrate in contatto visivo. Il vento, che poco prima soffiava ancora a 30 nodi da sud ovest, era sceso a 10 nodi, ma le condizioni del mare restavano difficili. Soprattutto per un’o perazione così delicata. Il primo tentativo è andato a vuoto ed è apparso subito chiaro che le manovre sarebbero state complicatissime. Abbordare un’imbarcazione infinitamente più piccola comporta rischi enormi: primo tra tutti quello di entrare in collisione.
Nel frattempo, dopo alcuni contatti con Sassari, i due satellitari in dotazione ai Fresi hanno smesso di funzionare, rendendo impossibile comunicare e coordinarsi con l’equipaggio della Hellespont. Piero e Vittorio Fresi sono stati issati a bordo a un’o ra di distanza l’uno dall’altro, a testimonianza della difficoltà dell’operazione. A salvarli, oltre alla grande professionalità dell’ equipaggio della petroliera, è stato un cestello calato in mare dall’alto.
Il salvataggio ha messo fine a una giornata di grandissima tensione, che parenti e amici dei due velisti hanno seguito con apprensione via web. A Sassari, infatti, si trova la base logistica della spedizione. Antonio, l’altro figlio di Piero, oltre a tenere i contatti con la Capitaneria di Porto Torres e quella neozelandese, ha aggiornato costantemente il sito web del giro del mondo a vela. Ore e ore di ansia, tra mail di incoraggiamento e aggiornamenti via via sempre più rari e preoccupati.
La giornata numero 213 si era aperta con grande ottimismo. In mattinata, in rete, era comparsa la registrazione di una telefonata, in cui Piero e Vittorio conversavano con il “campo base” , spiegando i dettagli della disavventura capitata pochi giorni fa a oltre duemila miglia di distanza dalle coste della Nuova Zelanda. Con voce calma e sicura, i due velisti sassaresi raccontavano come il mare fosse in burrasca già da diverse ore: «C’era una tormenta, un vento furioso - dice Piero -. Poi all’improvviso Vittorio ha visto arrivare un’enorme onda trasversale, già completamente bianca di schiuma. Un muro d’acqua che avrebbe travolto anche imbarcazioni ben più grandi della nostra».
«Si è capovolto tutto - hanno aggiunto -, ma per non più di un paio di secondi. Poi Onitron si è ricomposta, con l’albero spezzato. Ma le terribili condizioni del mare non ci hanno consentito di uscire fuori a quantificare con esattezza i danni prima di alcune ore. Ora ci prepariamo allo sbarco».
L’incubo è finito ieri. Onitron, abbandonata al suo destino, veleggia verso il nulla. Piero e Vittorio salutano. A Sassari è festa.
(09 aprile 2009)
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