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Le grandi imprese dimenticate........... (1 in linea) (1) Ospite
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Discussione: Le grandi imprese dimenticate...........
#291
Le grandi imprese dimenticate........... 2 anni, 7 mesi fa  
Il giro del mondo in auto in 169 giorni

Il 12 febbraio 1908 parte da New York la prima corsa automobilistica transcontinentale. Sei le macchine in gara, una tedesca, una americana, una italiana e tre francesi.
La partenza con il freddo è motivata dalla certezza di trovare lo Stretto di Bering completamente gelato.
È previsto che i concorrenti s’imbarchino a San Francisco per l’Alaska, ma fra New York e le rive del Pacifico ci sono 6.000 km.
Per percorrerli le auto c’impiegano più di 40 giorni, alla media di 150 km il giorno.
Quando la nave con le auto giunge in Alaska la gente del posto scoppia dalle risate apprendendo che i piloti vogliono correre sulle acque gelate…nessuno ha mai visto lo Stretto di Bering completamente gelato.
Portate via mare a Vladivostok, le auto riprendono la corsa il 22 maggio , attraverso la Siberia e l’Europa, devono arrivare a Parigi meta finale della corsa…..é un tragitto quasi impossibile perché non ci sono strade asfaltate al di fuori delle città, i concorrenti in alcuni tratti sono aiutati da slitte….le prime a ritirarsi sono le tre macchine francesi .
Ne restano tre, la Protos, con equipaggio tedesco.. la Thomas Flyer,entrambe da 60 cavalli, con equipaggio americano….la terza una Zust.con a bordo equipaggio italiano tra cui il ventunenne Antonio Scarfoglio
Superfluo tentare una cronaca della gara, siamo nel 1908, l’automobile è ancora un mezzo per pochi ricchi, scarsamente sicuro malgrado gli altissimi costi, fatica a mettersi in moto, si blocca continuamente per guasti, tiene male la strada a causa della struttura primitiva di ruote a sospensioni, ha freni altrettanto rudimentali……
A turno ogni macchina che partecipa alla corsa s’impantana, perde la strada, o si ricorre a traini di cavalli o di buoi per superare torrenti o passi di montagna ……
La Protos arriva per prima a Pietroburgo, trionfo popolare, udienza dallo zar, premi in denaro un po’ di riposo e poi di nuovo verso ovest…..compie in appena otto giorni i 4200 km che la separano da Parigi ma non sarà la vincitrice perché per una serie di irregolarità verrà penalizzata di due settimane……la Thomas che arriva quattro giorni più tardi si ritroverà vincitrice davanti agli uffici del Matin che insieme al New York Times sono gli organizzatori della corsa.
Ha coperto in 169 giorni 19.500 km…siamo a fine luglio….la Zust arriva con tutta calma verso ferragosto. A guidare la Thomas è George Schuster, partito come semplice meccanico promosso al volante per la sua abilità….è lui il maggior festeggiato
L’avventura ispirò gli sceneggiatori americani che ne fecero un film in chiave comica “La grande corsa”
orsolina (Utente)
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#300
Re:Le grandi imprese dimenticate........... 2 anni, 7 mesi fa  
I Fenici intorno all’Africa

C’è chi la mette in forse e chi sostiene che è una leggenda….. è un impresa che risale al 600 a.C. e ha quale unico testimone, per di più incredulo, lo storico Erodoto.
È la narrazione di un viaggio straordinario intorno al continente africano, in un epoca nella quale si credeva che il mondo finisse alle Colonne d’Ercole ( attuale Stretto di Gibilterra ), limite occidentale del Mediterraneo……..navi fenicie avevano navigato su oceani ignoti, due millenni prima degli esploratori moderni…. ammesso che si possano considerare moderni Vasco de Gama…Magellano…il veneziano Caboto e Cristoforo Colombo….
Racconta dunque Erodoto che i fantastici Fenici, spintesi a Sud in quel che oggi è l’Oceano Indiano, videro il sole di mezzogiorno spostato a nord , e veleggiando verso ovest dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, avevano ancora il sole di mezzogiorno sulla propria destra…….idea stravagante per i marinai mediterranei……
In verità è effettivamente quello che succede quando si scende sotto il Tropico del Capricorno…..ed è logico pensare che i Fenici non si sarebbero inventata una simile storia, da tutti giudicata bugiarda, se non fosse stata autentica….tanto meno avrebbero osato ingannare il potentissimo armatore il faraone Necho……per molto meno in quell’epoca si rischiava la vita..

Al sovrano egizio interessava sapere se dal Mar Rosso si poteva girare intorno all’Africa –le cui dimensioni erano ovviamente sconosciute- in modo da raggiungere il porto settentrionale di Alessandria sul Mediterraneo….non esistendo il Canale di Suez…. era quella l’unica possibilità….il faraone riteneva che dalla costa orientale al Marocco non ci fosse dopo tutto troppa strada ….e con questa speranza ingaggiò una piccola flotta di battelli fenici….scelta logica, trattandosi dei più esperti marinai dell’antichità…

Qui parliamo di navi, ma poiché i rematori erano più o meno 50 dovevano essere piuttosto delle barchette…così un po’ a remi e un po’ a vela, cominciò la discesa verso la punta meridionale dell’Africa…non fu certamente una passeggiata…Passavano i mesi, tra disagi e malattie, e non si vedeva nessun passaggio verso nord….la svolta avvenne dopo che quei fragili scafi avevano doppiato il Capo di Buona Speranza..gli equipaggi presero terra per seminare un po’ di grano, e dopo il raccolto, tornarono a riprendere il viaggio…..il resto del percorso portò via altri dieci mesi ….quando dopo 26mila km di navigazione , fu in vista l’Egitto, erano trascorsi più di due anni….

Se il faraone fosse stato o no soddisfatto, non si è mai saputo…
orsolina (Utente)
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Ultima modifica: 21/06/2009 15:18 Da orsolina.
 
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#302
Re:Le grandi imprese dimenticate........... 2 anni, 7 mesi fa  
Antonio P (Utente)
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#303
Re:Le grandi imprese dimenticate........... 2 anni, 7 mesi fa  
ciao Antonio..... ci sei arrivato.....capito....ciao alla prossima.....
orsolina (Utente)
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#318
Re:Le grandi imprese dimenticate........... 2 anni, 6 mesi fa  
Nella sfortuna sono stato fortunato




Lavoravo alle dipendenze di un allevatore di Thiesi, quando all’età di 21anni esattamente il 03/04/1939 dovetti partire per il servizio militare. M’imbarcai da Olbia diretto a Padova , qui entrai a far parte della V Artiglieria Contraerea …dopo 5 mesi ci venne chiesto quanti di noi volessero andare volontari in Albania , esattamente a Valona, dove l’Italia aveva un protettorato su questa città , io con altri 46 sardi partimmo imbarcandoci da Napoli. I nostri compiti furono quelli da militari di presidio fino al 09/09/1943…quel giorno il nostro colonnello ci disse che dovevamo arrenderci ai tedeschi..ci presero in “consegna” :uso questa parola perché il passaggio non fu violento : ci portarono al comando di Tirana, e da qui due giorni dopo fatti salire su un treno tutto per noi ci trasferirono sul lago di Scutari che si trova ai confini tra l’Albania e il Montenegro, qui ci accampammo, scortati, ma ancora con le nostre armi addosso. Ci portarono in una città della Macedonia esattamente a Bitola e qui ci fecero consegnare le armi….ci rinchiusero in un cimitero ebraico abbandonato…fu la gente del posto a portarci da mangiare
Dopo alcuni giorni un altro trasferimento, ci accampammo in un grande campo vicino ad un carcere da dove ci portavano da mangiare –minestra con patate, cavoli, e carote…durante questa sosta ci facevano raccogliere pietre per tenerci impegnati …ma il nostro pensiero era sempre lo stesso:-
dove ci state portando, non rispondevano:-

Da Bitola a Bor in Serbia…..dove sostammo per 5 mesi addetti alle pulizie e alla manutenzione…..

Da Bor diretti in Germania a Limburg ….campo di concentramento….

Quanti pensieri mi affollavano la mente , avevo quattro fratelli e una sorella, non sapevo se erano vivi, non sapevo che cosa ne era stato di loro e della nostra casa e soprattutto non sapevo che cosa ne sarebbe stato di noi…..ricordo che avevamo molta fame….si sognava il cibo non si riusciva anche volendo a sognare altro, sembrava ci saziassimo….Ci fecero scendere dal treno al confine con l’ Austria dicendoci di non allontanarci….su un vagone uno di noi legge cioccolato e incurante del pericolo insieme ad un belga anche egli prigioniero rompono il lucchetto e tutti ci precipitiamo verso il vagone nascondendo addosso più barrette possibili. I tedeschi non tardano ad accorgersi del furto e acchiappati 10 di noi li minacciano di morte se non diciamo chi è stato a rompere il lucchetto…..nessuno parlò….per fortuna a parte qualche calcio e spintone ci fecero risalire sul treno

Arrivammo a Limburg…venimmo sistemati in container dove si dormiva per terra su della paglia..poche docce…minestre di cavoli e patate e pane..ogni settore del campo era diviso per nazionalità e da un filo spinato in cui ci dissero passava l’elettricità….nessuno di noi ha mai provato se fosse vero. Restammo qui due mesi senza che ci occupassero in niente, poi 25 di noi vennero portati Darmstadt un “campo” più piccolo dove dormivamo in brande, ed eravamo occupati presso le famiglie dei militari.

Eravamo prigionieri e come i civili avevamo paura quando sentivamo arrivare gli aerei americani che bombardavano… suona l’allarme usciamo per andare al rifugio una bomba ci cade a pochi metri di distanza ma non scoppia.. un terzo compagno non ancora uscito dal “container” viene colpito da una bomba caduta sull’ingresso, muore i suoi resti sono dappertutto anche sul mio cappotto appeso, che ho portato via con me.
La guerra…la guerra …non si dovrebbe mai fare ma non siamo noi a decidere gli Stati lo fanno per noi…..

Le notizie che arrivavano non erano tante ma quando “radio scarpa”, così chiamavamo colui che ci informava ci disse che gli americani erano vicini l’odore di libertà e di casa sembrava tornare nelle nostre narici. I tedeschi ci abbandonarono al nostro destino, scappammo dal campo portandoci via tutti i viveri che trovammo nelle cucine degli ufficiali tedeschi e ci rifugiammo in una caserma abbandonata.
Restammo nascosti per alcuni giorni in uno scantinato, sentivamo movimento di jep militari ma avevamo paura a guardare anche solo da una finestrella…. potevano essere tedeschi e non americani…. eravamo sempre prigionieri in fuga !!!!……ma prendemmo coraggio e una mattina vedendo una jep in lontananza, legammo un lenzuolo ad un bastone e uniti e compatti ci dirigemmo verso l’auto dove a bordo c’erano tre militari che ci chiesero in americano se fossimo italiani, rispondemmo di si e uno di loro ci parlò in napoletano “oè guaiò”…..alcuni di noi piansero ….eravamo liberi.

Ci dissero che a due km da lì c’era un comando americano dove ci diedero da mangiare e abiti puliti, qua passammo la notte con i bombardamenti in lontananza che ci facevano capire che eravamo liberi ma non ancora fuori pericolo.
Dopo pochi giorni ci alloggiarono in alcune cascine abbandonate dai civili dove lavoravamo la terra e accudivamo al bestiame…un mese di questa vita e poi di nuovo a Darmstadt dove ci consegnarono al comando italiano. Appena arrivati ci fecero entrare in una stanza e ci spruzzarono addosso uno spray, non so che fosse, per liberarci di eventuali parassiti….., due giorni al comando italiano e poi 10 convogli guidati da militari tutti di colore americani ci portarono a Modena, e da qui in treno fino a Firenze in una caserma vicino a “Ponte Vecchio”….doccia per tutti e abiti puliti e immediatamente si parte per Napoli dove restammo un mese, si dormiva su giacigli di paglia e dovevamo stare attenti che durante la notte non ci venissero rubati gli anfibi che ci avevano dato gli americani, qualcuno di noi stava sempre di guardia …..
Il 6 agosto 1945 rientrammo nel distretto di Cagliari e il 7agosto ero a Desulo.
Aria di casa….la mia casa era stata affittata fui ospitato da una zia materna, mio fratello Basilio era prigioniero in Inghilterra, mia sorella Raffaella di 18 anni ospite dalle suore a Thiesi . Sebastiano allevatore e Antioco era entrato in Finanza…..Basilio è rimasto per tre giorni aggrappato ad un relitto dopo che la nave che lo riportava in Italia è stata bombardata, fu salvato da una nave inglese.

Rientrato a Desulo mi sentivo sperduto, solo senza casa senza una famiglia mia, cosa avrei fatto ….sapevo che non volevo tornare a lavorare in campagna….decisi di provare ad arruolarmi negli agenti di custodia e ci riuscii…….
Due mesi in una colonia penale a Isili, 5 anni a Castiadas----10 anni ad Alessandria e 15 anni all’Asinara….avendo io vissuto da prigioniero, capivo il lato umano del carcerato, cercavo di rispettare la loro condizione, non approfittando della mia posizione…perché ognuno di loro aveva moglie, figli, mamme che stavano in pena …..ancora oggi quando incontro ex detenuti mille feste.


Mi sono sposato a 33 anni ho 4 figli 7 nipoti ed una pronipote a cui auguro come a voi di non vivere mai la guerra.

Dimenticavo di dirvi che sono nato il 14-01-1918 e che ho compiuto 91anni circondato dall’affetto della mia famiglia…

Ho voluto raccontarvi una parte della vita di questo nonnino speciale perché la sua ironia, simpatia, e sensibilità non sono state scalfite dalle dure prove che ha dovuto affrontare , anzi devo dire che ne hanno fatto un nonno sprint…….un caro abbraccio Bachisio scusa se molti episodi che mi hai raccontato non li ho scritti ora, ti prometto che appena posso lo farò……
orsolina (Utente)
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#320
Re:Le grandi imprese dimenticate........... 2 anni, 6 mesi fa  
Grande pazienza e voglia di ascoltare chi ha bisogno di raccontare per non dimenticare. Bella storia questa di Bachisio…
Nicola B (Utente)
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