8 Aprile 2009 E-mail
Nuova Zelanda. Stamane (ora italiana) il mercantile dovrebbe recuperare i navigatori sassaresi
Salvataggio in mezzo al Pacifico
I due Fresi alla deriva sul veliero in avaria
Mercoledì 08 aprile 2009
Piero e Vittorio Fresi in attesa dell'arrivo della nave dirottata sulla loro rotta dalla guardia costiera neozelandese, dopo la tempesta
Il giorno dell'attesa. Alle 10,30 di oggi (le 20,30 nel Pacifico) Piero e Vittorio Fresi dovrebbero veder comparire di fronte a loro la Hellespont Trooper, la petroliera di 270 metri battente bandiera delle Isole Marshall sulle tracce dei due sassaresi da domenica scorsa. Papà e figlio sono naufraghi nel Pacifico dalle 18,40 del 5 aprile. Da quando un mare in tempesta a causa di un vento superiore ai cento chilometri orari ha travolto l'Onitron I Autoprestige, l'imbarcazione che, con i due navigatori sassaresi a bordo, aveva preso il largo il 7 settembre da Porto Torres per compiere il periplo del globo. Un'impresa impavida, da Guinness dei primati.
Da sette mesi seguivano la rotta dei clipper, le navi a vela che trasportavano le merci nell'Ottocento. Senza scalo. I due filavano verso Capo Horn dopo 211 giorni di navigazione. Alle spalle diverse tappe: lo stretto di Gibilterra, l'Atlantico fino al Capo di Buona Speranza, l'Oceano Indiano e Capo Lewin, il lato meridionale dell'Australia. Nel Pacifico si sono ritrovati in mezzo a un girone infernale, a 2200 metri dalle coste più vicine, quelle della Nuova Zelanda. «Ora stanno bene, la barca tiene e sono più tranquilli, anche se l'umore non è dei migliori», raccontano i familiari. L'avventura è finita prima del previsto. La cima che lega da quindici anni la famiglia Fresi all'Onitron I si spezzerà per sempre. La barca, infatti, dopo il salvataggio dell'equipaggio verrà abbandonata. Non si perderà invece la memoria, che tornerà spesso a domenica scorsa, a quelle onde che s'incrociano e crescono fino a diventare alte come palazzi. Fatale quella che si è infranta sul lato della barca. «Le condizioni meteomarine erano proibitive. Non potevo fare nulla per evitarla», ha raccontato Vittorio al telefono al fratello Antonio, ad acque più calme, lunedì notte. Nella casa di Sassari i familiari hanno ascoltato con crescente angoscia, solo in parte rassicurati dal fatto che i due navigatori fossero in buone condizioni fisiche. Seppure in mezzo alla tenpesta nell'Oceano.
Vittorio dall'altra parte del globo e Antonio a Sassari hanno parlato solo per pochi secondi grazie a un satellitare con la batteria da centellinare: nell'incidente hanno perso anche il generatore eolico e il telefono è l'unico contatto con il mondo esterno, soprattutto con la guardia costiera neozelandese. «Mi ha detto che la barca si è rovesciata, ha compiuto una rotazione di 360 gradi e poi si è adagiata sul fianco», precisa Antonio. È tornata sulla linea di galleggiamento dopo qualche minuto, ma ormai era perduta: l'albero divorato, il motore fuori uso dopo che alcuni cavi si erano aggrovigliati nell'elica. Anche il timone fuori. Praticamente ingovernabile, ridotta come una zattera in balìa della corrente e delle onde.
«Per mio padre era forse l'ultima possibilità per compiere un'impresa di questo tipo», dice Antonio. La botta per Piero, 64 anni, è stata pari a quella dell'onda che ha semidistrutto la barca a vela e il suo sogno. «Comunque, entrambi - aggiunge Antonio - se ne sono fatti una ragione". Aver salvato la pelle non è un fatto che può passare in secondo piano. Oggi aspetteranno i soccorsi, complicati a causa del buio. L'arrivo della nave cisterna sul punto X è previsto per le 20,30, ora del Pacifico. Piero e Vittorio saranno recuperati dall'equipaggio dell'Hellespont Trooper e lasceranno l'Onitron I al suo destino. La barca forse verrà affondata, per evitare che diventi un ostacolo alla navigazione dei giganti del mare che solcano l'Oceano.
SAMUELE SCHIRRA
 
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