9 Aprile 2009 E-mail
Porto torres Piero Fresi e il figlio Vittorio
Fine dell'incubo: salvati nell'oceano i navigatori solitari
Giovedì 09 aprile 2009
Un soccorso con collisione in mezzo all'oceano. La barca alla deriva con a bordo Piero e Vittorio Fresi, padre e figlio di 64 e 34 anni, naufraghi da domenica scorsa nel Pacifico, è stata investita ieri sera, attorno alle 18,30, dalla petroliera Hellespont Trooper, durante una manovra di avvicinamento. L'equipaggio della nave cisterna aveva il compito di mettere in salvo i navigatori solitari, ma la nave ha rischiato di mandarli a picco assieme all'Onitron I Autoprestige. L'imbarcazione ferita dei Fresi ha resistito ancora una volta dopo aver combattuto con il mare in tempesta quattro giorni fa, proteggendo Piero e Vittorio. I due sono stati trasbordati sulla petroliera solo cinque ore dopo. L'incubo è finito alle 23,20.
Una giornata con il fiato sospeso per la famiglia Fresi. Ieri mattina (mezzanotte in mare) i naufraghi hanno il primo contatto visivo con la nave battente bandiera delle Isole Marshall. Il comandante si tiene lontano, attende che passi l'oscurità. Otto ore dopo la petroliera, che la sera del 5 aprile aveva iniziato una corsa lunga mille miglia per salvare i velisti sassaresi, effettua gli spostamenti di avvicinamento. Ma qualcosa non va per il verso giusto. Piero e Vittorio si ritrovano il gigante addosso: la Hellespont Trooper, un bestione di 270 metri, incoccia violentemente di lato contro la barca, spingendola in avanti per diversi metri. I Fresi sono all'esterno nel momento della collisione. La barca, per fortuna, non va sottosopra, rimane integra. A fatica si mantiene in linea di galleggiamento e non li disarciona. Vittorio fila in cabina, prende il satellitare, esce fuori. Chiama casa. Una telefonata allarmante e concitata. «Ci è venuta addosso. Incredibile, ho pensato veramente che fosse arrivata la nostra fine», riferisce ai familiari angosciati. Nella casa sassarese la notizia arriva come una bomba. Antonio, il fratello più piccolo, è quasi incredulo: chiama un professore americano, titolare di una scuola privata di lingue a Sassari, Sean Coock. Il docente fa da interprete con la guardia costiera neozelandese. Inizia finalmente la fase di soccorso. C'è solo una lancia nella Hellespont Trooper, ma non viene utilizzata, perché monouso: sarebbe andata persa per sempre, perché non c'è nessun mezzo sulla nave cisterna per poterla recuperare. Dalla petroliera lanciano alcune cime. Solo dopo qualche ora dicono ai Fresi di agganciare le corde alla barca. Lentamente la tirano verso di loro. La Onitron I arriva sotto la nave. Piero e Vittorio vengono trasbordati. Abbandonano per sempre l'imbarcazione che li ha difesi due volte. Nella casa di Sassari il professor Coock dà l'annuncio: sono salvi. Si può brindare. Antonio, Laura (la compagna di Vittorio), Rosaria (la moglie di Piero) non stanno nella pelle. Tra dieci giorni la nave con i loro cari arriverà in Argentina. Poi un aereo li riporterà in questa parte di mondo.
SAMUELE SCHIRRA
 
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